martedì 26 novembre 2013

Nuovo orario evento Perchè Matteo! Il 3 dicembre alle ore 18

Il declino dell'Italia non è irreversibile, ma serve un cambio di orizzonte. I cittadini romani presentano le loro proposte, i rappresentanti di lavoro e imprese rispondono, politici PD spiegano come far ripartire l'Italia. Perché Matteo è un evento e un laboratorio di idee per contribuire alla vittoria di Matteo Renzi alle primarie dell'8 dicembre.
 
 

giovedì 21 novembre 2013

Perché Matteo! Lavoro e Impresa cambiano verso

Il declino dell'Italia non è irreversibile, ma serve un cambio di orizzonte. I cittadini romani presentano le loro proposte, i rappresentanti di lavoro e imprese rispondono, politici PD spiegano come far ripartire l'Italia. Perché Matteo è un evento e un laboratorio di idee per contribuire alla vittoria di Matteo Renzi alle primarie dell'8 dicembre.

venerdì 15 novembre 2013

23 giorni, Matteo ci scrive


Siamo nella fase centrale del congresso del PD.

Entro domenica tutti gli iscritti al partito potranno esprimere la preferenza per una delle quattro candidature in campo. I primi risultati sono davvero incoraggianti: alcuni dicevano che avremmo perso tra gli iscritti, i primi dati vanno in direzione diversa. Ma ride ben chi ride ultimo e dobbiamo aspettare il rush finale, la sfida che ci porterà alle primarie dell'8 dicembre, dove - ricordo - potranno votare tutti i cittadini e non solo gli iscritti.

Non credo che sia giusto, né rispettoso del vostro tempo, aggiungere parole a parole. Abbiamo parlato molto, forse anche troppo.
 
Mi metto in gioco, ci mettiamo in gioco, perché pensiamo che il PD possa finalmente cambiare l'Italia. Tutto qui. I due verbi di questa sfida sono CAMBIARE, perché chi ci ha portato fino a qui ha fallito, e VINCERE, perché senza una vittoria netta continueranno gli accordicchi, le larghe intese, le mezze misure.
 
Io propongo di cambiare, di cambiare verso. E voglio vincere. Perché i premi di consolazione non ci consolano più.

Ci proviamo, a viso aperto. Speriamo di poter contare sul tuo aiuto.

Il sito www.matteorenzi.it contiene la mozione congressuale, con le nostre idee. Ha una sezione dedicata a chi vuole impegnarsi costituendo un comitato. Riceve le donazioni di chi vuol dare una mano economica (contributi da 5 euro in su, siamo a quota 38mila euro). C'è tutto, insomma.

Se con le primarie riusciamo a cambiare davvero, come indicato nella mozione, è la volta buona che possiamo vincere.

Questo congresso non serve a dirimere le piccole controversie interne. Questo congresso deve servire all'Italia.

Noi ci stiamo provando, contiamo sul tuo appoggio.
Matteo
 
 

martedì 12 novembre 2013

26 giorni - Coordinamento Comitati

Giovedì 14 novembre alle ore 19 si terrà presso lo Spazio Informale, Via dei Cerchi, 75 la riunione di tutti i gruppi/comitati/delegati che sosterranno Matteo Renzi a Roma.
Chi fosse interessato a partecipare ci può contattare: aromalottoconrenzi@gmail.com

sabato 9 novembre 2013

Matteo scrive agli iscritti del PD

Matteo Renzi

Scrivo questa lettera a persone i cui indirizzi sono stati forniti dalla sede nazionale del Partito Democratico. Mi scuso dunque se entro nelle caselle di posta elettronica di persone che non sempre conosco. Vorrei trasmettere però con forza, con grinta, con determinazione l'idea dell'urgenza e della possibilità.

L'Italia deve cambiare.
Deve cambiare profondamente la burocrazia, la giustizia, il fisco, il sistema di scuola università ricerca. Solo così cresceranno le occasioni di lavoro per i nostri giovani e per chi è rimasto coinvolto – magari a cinquant'anni – in una delle tante crisi aziendali in corso. E solo così torneremo a essere degni di noi stessi. Perché la Costituzione dice che siamo una Repubblica democratica fondata sul lavoro. Ma in questi anni l'hanno spesso avuta vinta quelli che campano di rendita, non chi vive di lavoro.

L'Italia può cambiare.
Non è vero che siamo spacciati, che decidono tutto in Europa, che possiamo solo seguire la tecnocrazia. Tocca a noi provarci. Tocca a noi cambiare verso. Tocca a noi: straordinaria, angosciante, magnifica responsabilità. Il destino del nostro Paese è nelle mani di chi legge questa lettera, di chi va a votare, di chi fa delle proposte. Non tutto è spacciato, anzi. Dare un'opportunità all'Italia dipende da noi.

Però servono idee chiare, servono donne e uomini capaci di realizzarle. Serve la politica, insomma. In tanti dicono che dobbiamo diminuire il tasso di politica. No. C'è bisogno di più politica. Più politica, ma meno politici, meno costi e posti di un sistema che in questi anni ha moltiplicato le poltrone ma ha diminuito i voti. Troppi cittadini sono stanchi e purtroppo in Italia il primo partito è quello degli astenuti.
E servono i voti degli italiani: quei voti che non abbiamo saputo prendere alle ultime elezioni. Tra di noi c'è chi dice che è meglio perdere restando pochi, che vincere aprendosi e convincendo gli altri: io credo che sia importante costruire un PD capace di vincere e di convincere. Altrimenti non facciamo politica: facciamo filosofia, sociologia, cultura ma non politica. Un Partito corre per vincere, non per partecipare: noi puntiamo alle elezioni, non alle Olimpiadi

Il Partito Democratico è oggi l'unica vera grande speranza perché questo cambiamento sia radicale, serio, profondo. Tocca a noi, nessuno si tiri indietro.
Se non lo facciamo noi, nessuno lo farà al posto nostro

Mi sono candidato perché vorrei che questa comunità di donne e uomini, che questo popolo sconfitto alle ultime elezioni, che questo gruppo di cittadini provasse finalmente a vincere per cambiare finalmente l'Italia. Senza gli intrighi del passato, dove quando abbiamo vinto abbiamo mandato a casa i nostri leader. Senza l'esasperata guerra di correnti: giudichiamo le persone sulla base delle loro idee, non della loro appartenenza a singoli gruppi interni. Ho detto più volte che questo discorso vale innanzitutto per chi si professa “renziano”: voglio che ci chiamiamo con il nome proprio di persona, non con il cognome altrui di corrente.

Vengo dall'esperienza delle amministrazioni locali. Ho fatto il Presidente della Provincia per cinque anni. Poi ho smesso, perché ho detto che per me le Province andavano abolite. Ho vinto le primarie nella mia città e sono diventato Sindaco a Firenze. Si può essere d'accordo o meno sulle mie idee, ma considero un onore aver realizzato ciò che avevo promesso, dal piano strutturale zero mattoni alle pedonalizzazioni, dall'abbattimento delle liste d'attesa negli asili nido fino all'aumento dei soldi per la scuola, dall'aumento della differenziata fino al recupero di efficienza delle partecipate. Se dovessi dirlo con uno slogan direi che la mia amministrazione ha moltiplicato per due le biblioteche e ha diviso per due gli assessori: in quattro anni infatti abbiamo raddoppiato i metri quadri e gli utenti delle biblioteche e dimezzato il numero degli assessori previsti dallo Statuto. Abbiamo venduto all'asta le auto blu e abbassato l'addizionale Irpef. Sono piccole cose, lo so. Ma è solo per dire che ciò che ho promesso, poi l'ho mantenuto. Mi hanno insegnato che quando ci si candida oltre a dire: Io vorrei fare, bisogna anche dire: Io in questi anni ho fatto.

Ho anche fatto tanti errori. Penso che sia più bello sbagliare e ripartire che restare alla finestra limitandosi a criticare gli altri. Ho conosciuto il sapore della sconfitta, come lo scorso anno quando ho perso il ballottaggio delle primarie contro Bersani: in quel caso ho rifiutato tutte le proposte di premio di consolazione e sono rimasto al mio posto.

Oggi mi candido con una mozione titolata “L'Italia cambia verso”, che trovate sul sito www.matteorenzi.it (su cui volendo potete anche darci un sostegno di idee e economico). Lì ci sono le idee che vorremmo realizzare con il PD di domani. Per adesso difendo ovunque, anche sulla stampa e in tv, il PD di oggi. Chi in queste settimane spara nel mucchio dicendo che ci sono casi anomali nel tesseramento dovrebbe fare i nomi e i cognomi delle singole località. Altrimenti diamo l'impressione che 370 mila persone che vanno a votare sono 370 mila imbroglioni. Non è così. Se ci sono imbroglioni, si prendono e si cacciano. Ma non si fa di tutta l'erba un fascio. E io difendo la dignità delle centinaia di migliaia di persone perbene che vanno a votare al congresso prima (solo i tesserati) e alle primarie dopo (tutti). Difendo in particolar modo la dignità di chi non vota per me: così deve fare il responsabile di una comunità.

Se vi va, vi propongo di restare in contatto, creando un comitato o semplicemente mandandomi un email con idee e proposte (matteo@matteorenzi.it)

In ogni caso vi aspetto nei seggi del partito, per gli iscritti, fino adomenica 17 novembre. E aspetto tutti domenica 8 dicembre alle primarie. Molti ironizzano sul fatto che noi facciamo le primarie, sui nostri confronti e talvolta anche sui nostri scontri. Ma noi siamo gli unici in Italia che invitano centinaia di migliaia di persone a uscire di casa e mettersi in gioco. A provarci davvero. A essere cittadini, non solo utenti. Giochiamo a carte scoperte, noi. Perché ce lo possiamo permettere: siamo un Partito Democratico, di nome e di fatto.

Un sorriso,
Matteo
http://www.matteorenzi.it

Matteo Renzi


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29 giorni la parola a Matteo

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8 novembre 2013

eNEWS 375

 
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Sarebbero tante le storie interessanti di cui parlare in questa settimana che sta finendo. Vorrei che il nostro pensiero ci portasse a Mostar, nella città del ponte distrutto proprio quando ricordiamo i vent'anni da quell'avvenimento e poi subito al Cairo, nel cuore dell'Egitto dove l'ex Presidente Morsi è entrato in Aula per essere processato: del Mediterraneo non parla più nessuno, eppure questa è la frontiera più importante per l'Italia e per l'Europa. Vorrei che con la mente volassimo in America dal nuovo sindaco di NYC, De Blasio e dalla sua lotta contro le diseguaglianze e anche perché no dal Governatore repubblicano del New Jersey, Christie che con il suo successo ha sconfitto anche la parte più oltranzista del suo partito, il Tea Party; vorrei che ci fermassimo nella Grande Mela a Wall Street dove Twitter è stata quotata con risultati incredibili: quasi trenta miliardi di dollari di capitalizzazione. E pensare che c'è gente che continua a ritenere l'industria innovativa dell'ICT come un passatempo per addetti ai lavori. L'innovazione può essere uno degli asset per la ripresa, anche in Italia: fondamentale accelerare i lavori per la concretizzazione dell'agenda digitale.
Vorrei condividere anche lo sdegno, lo stupore, la rabbia, la costernazione per ciò che leggiamo ogni giorno. Penso soprattutto alle due ragazzine di Roma che si prostituivano, non solo per il dolore che una vicenda del genere non può che provocare, ma soprattutto per quello che la mamma di una di loro dice al telefono, invitandola a vendersi. Penso alla Terra dei Fuochi: ho annunciato che se eletto segretario del PD la prima iniziativa pubblica che faremo sarà in quella terra con parlamentari, amministratori, militanti di tutta Italia, indicando proposte concrete per riportare in quei luoghi la presenza dello Stato, del volontariato, dell'esercito se serve, dei giovani dell'associazionismo. In una parola: della legalità.
Ma fedele all'impegno di non sproloquiare troppo mi limito ai consueti due profili. Quello locale e quello nazionale


FIRENZE

Giusto qualche spunto.
Abbiamo ricordato l'alluvione del 1966. Ne ho parlato in Consiglio Comunale: qui c'è il video. Questo il post di Facebook, che ho fatto: Sulla pedonalizzazione del Ponte di Santa Trinita. Nell'articolo del Corriere Fiorentino il progetto. Adesso una fase di ascolto in città e con i comitati, alcuni dei quali sono professionisti della critica: poi si parte. E confermo l'impegno per liberare Piazza del Carmine dalle auto. Graditi come sempre i vostri commenti, le vostre idee, le vostre critiche! Grazie:sindaco@comune.fi.it. Ho scritto un articolo su Firenze per Italiani Europei. Sostengo che fare politica concretamente partendo dalle città sia un grande privilegio per chi la fa, ma anche un'occasione per uscire dalla crisi autoreferenziale che stiamo vivendo.


ITALIA

Anche qui molto brevemente.
Sono stato ospite da Michele Santoro ieri. È stata una trasmissione molto serrata e con tanti spunti/stimoli. Sul caso Cancellieri: credo che il Ministro avrebbe fatto bene a dimettersi e ho cercato di spiegare il perché. Sulle pensioni: discutendo con un pensionato di Livorno che prende settemila euro al mese di pensione ho spiegato perché secondo me possiamo chiedere a quelli come lui un piccolo contributo di solidarietà. Sul Governo Letta: io non voglio creare tensioni, anzi, voglio dare una mano perché il 2014 sia l'anno della verità, in cui il Governo faccia le cose che ha promesso e il PD sia in prima fila per dare una mano, nell'interesse degli italiani. Su Telecom, sul carcere, sulla Rai, su Confindustria, sulle banche, sui ragazzi che fuggono all'estero e su molto altro ancora. Mi si dica: non siamo d'accordo con te, Matteo. Ma si smetta di lamentare l'assenza di contenuti o di proposte, no?

Fa meno notizia di Santoro, lo capisco. Ma ho fatto una chiacchierata con Vita, il mensile del no-profit, una testata che seguo e che mi piace molto a proposito del servizio civile. La trovate qui. Riparleremo presto e molto di questi temi.
Regole del congresso. Come sapete si è fatto un gran parlare delle regole del congresso del PD, per il quale sono candidato. Sintesi estrema. Il congresso è diviso in tre parti (come la Gallia di Cesare ai tempi delle versioni di Latino, direbbe qualcuno):
La prima consiste nella possibilità per chi è iscritto al PD di votare segretari provinciali e di circolo. È già finita. Hanno votato in 370mila, quindi un bell'esercizio di democrazia. In altri schieramenti decide uno per tutti, quindi non ci lamentiamo. Certo: ci sono stati dei casi vergognosi di tesseramento gonfiati. Ma una persona che vuole bene alla politica e al PD non spara nel mucchio: fa i nomi delle singole realtà problematiche e circostanzia le accuse. In ogni caso, questa fase è andata. Buon lavoro ai nuovi segretari locali.
Seconda parte. In tutti e seimila i circoli chi è iscritto al PD - e solo chi è iscritto - può votare entro domenica 17 novembre. Le iscrizioni si possono però fare solo sino a domenica 10 novembre (maggiori info, per chi di voi volesse iscriversi perché vuole davvero dare una mano al PD: luca@matteorenzi.it).

Infine la terza fase che è in realtà l'unica decisiva e inappellabile: l'8 dicembre tutti i cittadini che lo vorranno potranno recarsi ai seggi e scegliere il proprio leader. La campagna che il PD ha fatto la potete vedere qui. L'8 dicembre è la sfida finale, quella che permette di votare a tutti, anche a chi non si è registrato e a chi non è iscritto.
Nel frattempo - quando mancano 30 giorni netti alle primarie - la campagna elettorale sta entrando nel vivo. Chiedo a chi vuole darci una mano di utilizzare la piattaforma di www.matteorenzi.it: è possibile riflettere sulla mozione, creare un comitato (siamo quasi a quota mille), lanciare un'idea o una critica. Come lo scorso anno chiedo una mano anche sotto il profilo economico. Il limite massimo per la campagna elettorale è 200.000 euro, anche se noi spenderemo meno. Abbiamo aperto la raccolta fondi, chiunque voglia dare un contributo, anche solo di cinque euro è davvero il benvenuto, può farlo qui. Questo è il modo più trasparente per finanziare la politica: per adesso siamo appena partiti e siamo a 790 euro.

Pensierino della sera. Sono spesso accusato di essere contro il sindacato e la CGIL per motivi ideologici e di parte. Ricorderete come, a urne aperte, lo scorso anno - sul servizio pubblico della RAI - il segretario Susanna Camusso prese una posizione durissima contro di me e la mia possibile affermazione. Non erano gradite evidentemente le mie riflessioni sullo stato di crisi dei sindacati oggi. Bene.

Vi leggo alcune dichiarazioni comparse oggi su Repubblica, che condivido totalmente. "Il sindacato è morto, se non cambia ... Se vuole avere un futuro deve cominciare a fare i conti con il fatto che si trova all'interno di una profonda crisi di rappresentanza, che interessa anche la politica come le associazioni delle imprese. Perché se è vero che sempre più i cittadini non vanno a votare, è anche vero che la maggior parte dei lavoratori non è iscritta a alcun sindacato. Ci sono milioni di precari, giovani ma non solo, che non vedono nelle organizzazioni sindacali un soggetto che li possa rappresentare ... C'è bisogno di più democrazia nel sindacato. I lavoratori devono poter votare sempre sui contratti e gli accordi che li riguardano. Dobbiamo rappresentare i precari non solo a parole. Non possiamo continuare a scaricare su di loro il peso di molti accordi che facciamo. ...Credo che la crisi del sindacato nasca dal fatto che in questi anni non sia stato capace di tutelare le condizioni di chi lavoro, c'è stato un secco arretramento. E se le persone stanno peggio vuol dire che anche noi abbiamo sbagliato."

Direte: sono parole tue, Matteo? No. Sono parole di Maurizio Landini, segretario della CGIL-FIOM, dunque di quella che i media potrebbero definire l'ala sinistra del sindacato. E ora, come la mettiamo? Non sarà arrivato il momento di discutere seriamente dei sindacati, dei loro bilanci, del loro ruolo in questo mondo del lavoro che cambia così velocemente?

 
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venerdì 8 novembre 2013

30 giorni

E' stata aggiornata la pagina dei materiali con l'intera campagna di Renzi coordinata.

giovedì 7 novembre 2013

31 giorni

Matteo Renzi sarà ospite in studio della settima puntata di "Servizio Pubblico", il programma di Michele Santoro in onda oggi, alle 21.10, su La7. Titolo della puntata è 'Leader adesso'.

mercoledì 6 novembre 2013

32 giorni

Oggi saremo presenti come Comitato all'incontro di coordinamento dei Comitati e dei sostenitori romani di Matteo Renzi alle ore 19 in via dei Pianellari 27. Cambiamo verso anche a Roma!

martedì 5 novembre 2013

33 giorni



 
La parola chiave per cambiare verso a scuola e lavoro è: integrazione.
Se ne parla da anni, ma pochi sono stati i passi in avanti. Se siamo in crisi, se il nostro sistema produttivo non riesce a rialzarsi, molto dipende anche dalla frattura tra mondo del lavoro e sistema educativo. Un sistema educativo che, a sua volta, dovrebbe essere molto più integrato tra scuola, università e formazione. Occorre rilanciare una cultura delle professionalità, partendo dalla nostra storia e dalle nostre tradizioni. Occorre partire da luoghi fisici: le imprese. La presenza delle imprese e la loro centralità in un nuovo e più efficace processo di costruzione delle competenze è molto lontana dall'essere realizzata. Il 70% di ciò che si apprende avviene in modo implicito, totalmente destrutturato. Dare una forma a questi fenomeni significherebbe alzare il PIL del nostro Paese di molti punti. Il patrimonio professionale su cui contare per competere dovrà essere rafforzato dal punto di vista qualitativo e quantitativo intervenendo sul welfare e sulla facilità di accesso all'esperienza di lavoro. Vanno coinvolti in questo progetto di trasformazione radicale i giovani e gli adulti. Una riforma che deve poter agire su una strategia fondata su alcuni fattori chiave quali: l'avvio per la prima volta nel nostro Paese di un sistema di apprendimento permanente, quelle tre ELLE su cui tanti Paesi europei stanno ora superando la crisi, al cui interno si colloca l'ulteriore sviluppo della formazione continua, la semplificazione della Pubblica Amministrazione centrale e locale, la qualità e la pari dignità dell'offerta, il decollo dei percorsi professionalizzanti non scolastici.
Ci caratterizziamo per la separazione tra sapere tacito - il saper fare - e quello esplicito - le conoscenze - e per la negazione di una pari dignità tra professionalità e possesso delle conoscenze. Tanto è vero che i due percorsi - quello professionalizzante e quello non - sono sempre rimasti separati. In realtà la nostra Costituzione ha da sempre indicato i pilastri per la costruzione di un sistema integrato indirizzato verso il decentramento, l'autonomia, la pluralità dei soggetti (pubblici e privati) in grado di fornire queste conoscenze, il diritto di ogni lavoratore di far crescere la propria capacità professionale. E invece, l'apprendistato non riesce proprio a decollare anche per la frammentazione delle competenze tra tutti gli attori, il sistema scolastico non riesce ad innalzare definitivamente l'obbligo, i bisogni formativi e i relativi contenuti non riescono ad essere espressi, integrando le conoscenze sui nuovi saperi e senza la necessaria integrazione col mondo del lavoro. Eppure le risorse per le riforme ci sarebbero: certamente quelle europee, che ancora dobbiamo imparare ad usare, ma anche risorse nazionali che dobbiamo contribuire a reindirizzare. Tenendo insieme giovani e anziani, dobbiamo contribuire a costruire un nuovo modello di welfare, anche col contributo delle parti sociali. Partendo da alcune realtà – i fondi interprofessionali per la formazione continua – che, pur essendo attive da pochi anni, stanno funzionando, nonostante la loro natura non sia mai stata definita con chiarezza. Si tratta di far evolvere queste strutture verso la produzione di servizi efficaci, realizzando una partnership tra privato e pubblico. Si può creare occupazione solo con una vera intermediazione professionale e per fare ciò è necessario un diretto impegno dei più avanzati sistemi di rappresentanza, attraverso i loro fondi interprofessionali in una versione evoluta, nella gestione di nuovi ed integrati servizi di welfare. Potremo così far evolvere anche i nostri disastrati servizi per l'impiego.
L'obiettivo è quello di provvedere ad assicurare a giovani, imprese e lavoratori i necessari supporti di politica attiva e passiva in ogni momento della loro vita produttiva e professionale, attraverso attività di ricerca, finanziamenti, servizi reali di sostegno ed informazione, oltre ad ogni altro supporto necessario per favorire l'occupazione e lo sviluppo professionale, economico e produttivo. Non certamente, come è stato fatto da uno degli ultimi Governi, di destinare queste risorse alla cassa integrazione in deroga, ossia alle politiche passive!
Queste strutture così rinnovate – attraverso un disegno di legge ad hoc di modifica della normativa vigente (L. 388/2000) – potranno così erogare una molteplicità di servizi integrati, che vanno dalla formazione per occupati e disoccupati, alle analisi e ricerche per lo sviluppo aziendale e territoriale, passando per il bilancio di competenze, il placement, i servizi per la ricollocazione ed il sostegno al reddito, fino alle informazioni sulle opportunità di accesso a salute, previdenza e assistenza. Un sistema che possa prevedere l'affiancamento degli adulti in tendenziale uscita verso i giovani in entrata, magari con un apprendistato finalmente riformato e quindi in grado di assicurare un'occupazione a tempo indeterminato. Un impianto di tal fatta potrebbe portare a una sinergia con le strutture pubbliche che si occupano degli stessi temi (ricordavo i servizi per l'impiego), portando ad una forte razionalizzazione, integrazione e concentrazione di tutti gli sforzi verso la costruzione di un sistema di welfare to work e di flessicurezza adeguato alla realtà di un moderno Paese occidentale.
L'integrazione è possibile. Cambiamo verso a scuola e lavoro, con tutto l'entusiasmo di cui siamo capaci!

domenica 3 novembre 2013

35 giorni

Si può parlare di leadership a sinistra senza venire tacciati di essere di destra? Riteniamo che ciò avvenga solo nel nostro Paese tra le grandi democrazie occidentali. 
Tutto il veleno che alcune anime belle del PD continuano a riversare su Matteo Renzi mostra come, con le primarie, non solo la posta in gioco sia altissima, ma anche che il mutamento che potrà prodursi sia di natura antropologica.
Matteo Renzi, come tutti gli esseri umani, avrà certamente i suoi limiti, ma è persona per nulla ambigua e sta facendo il sindaco come molti nel PD purtroppo non si sognano nemmeno lontanamente. Il nostro Matteo sembra invece scatenare una furia iconoclasta, guarda caso proprio a sinistra, un'acredine vagamente diffamatoria e, proprio in virtù di ciò, particolarmente sospetta: si continua a ripetere che non abbia contenuti. Ma non sarà, per caso, che finalmente si sia affacciato sul proscenio qualcuno in grado di vedere e difendere posizioni coraggiose e che abbia abilità comunicative tali da far temere il tramonto definitivo dei dirigentelli di partitino, e compagnia cantante?
Proprio questa paura sembra essere il vero motivo di cotanto furore. 
Senza un leader carismatico il PD è costantemente preda dei micro personalismi dei capicorrente. Anche la bruttissima pagina della moltiplicazione delle tessere durante il Congresso trova così una spiegazione forte, altrimenti il fenomeno sarebbe stato molto più limitato.
Certamente tutti detestiamo e condanniamo il populismo mediatico di Berlusconi e ora anche di Grillo. Ma non si può sempre issare la bandiera della collegialità. In questo modo negli anni scorsi è stato impedito un primo importante ricambio di classe dirigente che poteva e doveva venire dalle tante esperienze positive della stagione dei sindaci, guarda caso percepite in modo favorevole da un numero di elettori che va ben oltre il bacino storico del PD.
La conseguenza è sotto gli occhi di tutti: un partito frantumato. L'ultima elezione del Capo dello Stato ha rappresentato il fenomeno più evidente, ma paradossalmente non il più grave in assoluto. 
E così, se l'8 dicembre sarà Matteo Renzi il nuovo segretario del PD, tra i suoi tanti e difficili compiti ce ne sarà uno quasi da missione impossibile, ma forse il più importante di tutti: rifondare culturalmente e antropologicamente l'intera classe dirigente del partito. 
Se ci riuscirà, non sarà solo il PD, ma buona parte del Paese a ringraziarlo. E allora forse l'attuale terribile percorso che, iniziato con la sua sconfitta alle primarie per la premiership e poi culminato col Governo delle larghe intese, ci sembrerà l'inizio di un cammino propizio, un sentiero che ci porterà a una sinistra migliore che potrà davvero aspirare ad essere guida e cambiare così finalmente verso all'Italia. 


venerdì 1 novembre 2013

37 giorni

Ieri fondamentale iniziativa contro il Porcellum. Non riteniamo che cambiare la legge elettorale risolverà tutti i problemi del Paese, ma rappresenta una delle questioni chiave da affrontare subito.
Sappiamo che a destra si fa melina e che addirittura il m5s da feroce oppositore si è trasformato in fiancheggiatore.
Importante dunque che Roberto Giachetti sia impegnato di nuovo da tanti giorni, esponendosi davvero col proprio corpo. Bene che ieri tanti cittadini siano intervenuti al No Porcellum Day.
Tuttavia è inutile nascondersi che sarà durissima cambiare. Soprattutto cambiare nella direzione da noi auspicata, ossia l'applicazione del modello del voto per i sindaci anche alla legge elettorale nazionale. 
Perché vi chiederete si tratta non di una montagna qualsiasi da scalare, ma proprio dell'Everest?
Perché, a parte l'impatto sul modello di governo che ci avvicinerebbe a quello di un premierato forte, molti temono che davvero a quel punto non ci sarebbero più scuse. Chi vince governa cinque anni e se governa male va a casa. Per sempre.
Significherebbe una mutazione antropologica per noi italiani abituati da sempre a pensare che "tutti sono colpevoli e quindi nessuno è colpevole".
Significherebbe che un governo come quello delle larghe intese non sarebbe possibile.
Ancor più, non sarebbe possibile alcuna forma di connivenza tra maggioranza e opposizione.
Prepariamoci dunque alla battaglia perché sarà durissima. Ma non possiamo tirarci indietro perché ne va davvero del futuro dei nostri figli. Intanto ancora grazie a Roberto Giachetti!